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04/08/2026Caldo estremo, gli esperti: “Perché è una nuova priorità di sanità pubblica”

Venerdì 31 luglio undici città saranno in bollino rosso. Dal cuore alla salute mentale, dagli anziani ai bambini, gli esperti interpellati da One Health spiegano perché le temperature estreme impongono di ripensare prevenzione, assistenza e organizzazione sanitaria
Articolo di Giovanni Cioffi e Irene Perfetti per One Health
L’estate 2026 sta mostrando il suo volto più duro. Se ieri il bollino rosso lampeggia solo su Campobasso, da oggi si aggiungono Perugia e Rieti, e domani, venerdì 31 luglio, la mappa dell’allerta massima si allarga a undici città: Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo. Un’escalation che il bollettino del Ministero della Salute fotografa ora dopo ora.
Il grande caldo, del resto, non è più soltanto una parentesi difficile dell’estate. Quando le temperature rimangono elevate per giorni, e soprattutto quando non diminuiscono durante la notte, gli effetti attraversano l’intero organismo: aumentano il rischio di disidratazione e colpo di calore, aggravano le patologie cardiovascolari, respiratorie e renali, interferiscono con le terapie farmacologiche, alterano il sonno e possono incidere anche sull’equilibrio psicologico.
È un impatto che non riguarda soltanto chi si espone al sole nelle ore più calde. Le ondate di calore agiscono soprattutto sulle fragilità già presenti: mettono in difficoltà gli anziani, i bambini molto piccoli, le persone con malattie croniche, chi vive solo, chi assume più farmaci e chi lavora all’aperto. Allo stesso tempo, aumentano gli accessi ai Pronto Soccorso, complicano la gestione dei ricoveri e impongono alla medicina territoriale di individuare e raggiungere le persone a rischio prima che il malessere diventi emergenza.
Quando il caldo entra nella mente
Le ondate di calore non coinvolgono soltanto il sistema cardiovascolare, respiratorio o renale: temperature elevate, disidratazione e mancanza di sonno possono incidere sul funzionamento del cervello e aggravare condizioni psichiatriche preesistenti. “Le ondate di calore non rappresentano un rischio soltanto per la salute fisica, ma anche per quella mentale”, avverte Guido Di Sciascio (Presidente della Società Italiana di Psichiatria SIP). “Ormai disponiamo di numerose evidenze scientifiche che dimostrano come, durante i periodi di caldo estremo, aumentino le riacutizzazioni dei disturbi psichiatrici e i ricoveri ospedalieri per problemi di salute mentale. È un fenomeno osservato anche in Italia, soprattutto nei pazienti con disturbi d’ansia e dell’umore”.
Le alte temperature possono alterare la termoregolazione, l’idratazione, l’equilibrio dei neurotrasmettitori e la qualità del riposo: “La disidratazione e il sonno disturbato rappresentano i due principali fattori che favoriscono il peggioramento dei sintomi: aumentano irritabilità, ansia, instabilità emotiva e difficoltà di concentrazione e, nelle persone che convivono già con un disturbo psichiatrico, possono innescare vere e proprie ricadute cliniche”. La prevenzione passa dall’idratazione, dalla protezione del sonno e da ambienti il più possibile freschi. Anche qui, però, le terapie non vanno modificate senza una valutazione clinica: “Per chi assume psicofarmaci è importante non sospendere né modificare autonomamente la terapia, ma confrontarsi sempre con il proprio medico curante”, conclude Di Sciascio.
