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16/06/2026Nicolò (SIP): «Il sistema attuale presenta criticità che vanno affrontate»

Riassunto articolo da – La Stampa
A oltre dieci anni dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e dalla nascita delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS), il sistema italiano di presa in carico delle persone con disturbi psichiatrici autrici di reato presenta ancora numerose criticità. A evidenziarlo, in un’intervista pubblicata da La Stampa, è Giuseppe Nicolò, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 5.
Secondo Nicolò, è necessario evitare semplificazioni e contrapposizioni ideologiche. «Nessuno vuole tornare ai manicomi», afferma, ma è altrettanto importante riconoscere che il sistema attuale presenta limiti che richiedono una riflessione approfondita.
Uno dei principali problemi riguarda le liste d’attesa per l’ingresso nelle REMS. Attualmente, osserva lo psichiatra, il numero delle persone in attesa di collocazione è paragonabile a quello dei pazienti già presenti nelle strutture. Una situazione che può generare conseguenze rilevanti sul piano della sicurezza e della continuità assistenziale.
Nicolò sottolinea che il Codice Penale prevede che le persone giudicate socialmente pericolose e incapaci di intendere e di volere non debbano essere detenute in carcere ma collocate in strutture di cura adeguate. Quando i posti non sono disponibili, però, spesso si ricorre a misure alternative come la libertà vigilata. Secondo il vicepresidente SIP, questa situazione ha mostrato nel tempo alcune criticità che meritano attenzione.
L’esperto evidenzia inoltre come il problema non riguardi esclusivamente il numero delle strutture disponibili. A suo giudizio esiste una piccola quota di soggetti caratterizzati da livelli molto elevati di pericolosità sociale, che non sempre possono essere gestiti esclusivamente attraverso strumenti sanitari tradizionali. Per questi casi Nicolò richiama l’esperienza di altri Paesi europei, dove esistono strutture ad alta sicurezza nelle quali operatori sanitari e personale di sicurezza lavorano in modo integrato.
Un altro tema affrontato nell’intervista riguarda la continuità delle cure dopo la conclusione del percorso nelle REMS. Quando una persona non viene più considerata socialmente pericolosa, torna ad essere seguita dai servizi territoriali di salute mentale. In molti casi, spiega Nicolò, il trattamento farmacologico deve proseguire a lungo termine, soprattutto nei soggetti che hanno commesso reati gravi. Tuttavia, i servizi possono imporre un trattamento solo per ragioni sanitarie e non per motivi legati alla pericolosità sociale.
Per questo motivo il vicepresidente SIP propone di aprire una riflessione anche sull’eventuale introduzione di strumenti che consentano di garantire una maggiore continuità terapeutica nei casi più complessi. Tra le ipotesi avanzate vi è quella di un trattamento giudiziario obbligatorio, disposto dall’autorità giudiziaria, che affianchi gli attuali strumenti previsti dall’ordinamento.
Nel complesso, il messaggio di Nicolò è che il dibattito non dovrebbe concentrarsi sulla contrapposizione tra modelli del passato e del presente, ma sulla ricerca di soluzioni capaci di garantire contemporaneamente tutela della salute, sicurezza della comunità e rispetto dei diritti delle persone con disturbi mentali.
