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15/06/2026Perché siamo sempre più arrabbiati? La carica degli irritabili

Mancanza di sonno, social network e cortisolo: ecco perché siamo tutti più irritabili quando il nostro cervello arriva al limite e come disinnescare la rabbia. Di seguito il riassunto dell’articolo uscito su Focus.
L’irritabilità sembra essere diventata una caratteristica sempre più diffusa nella vita quotidiana. Dai piccoli conflitti familiari alle tensioni sul lavoro, fino alle discussioni sui social network, molte persone riferiscono di sentirsi più facilmente nervose, insofferenti o pronte a reagire impulsivamente. Un fenomeno che trova conferma anche nella ricerca scientifica e che, secondo gli esperti, riflette le profonde trasformazioni della società contemporanea.
In un approfondimento pubblicato da Focus, Antonio Vita, presidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute Mentale degli Spedali Civili e dell’Università di Brescia, spiega che l’irritabilità rappresenta una delle possibili manifestazioni delle alterazioni dell’umore.
«Quando la pressione esterna supera le capacità di adattamento e risposta – osserva Vita – proviamo fastidio e ci irritiamo. È una modalità attraverso cui prendiamo le distanze da una situazione che sta generando stress». In condizioni normali si tratta di una reazione fisiologica e temporanea. Il problema nasce quando l’irritabilità diventa costante, interferisce con le relazioni personali e professionali oppure provoca sofferenza significativa.
Secondo lo psichiatra, infatti, l’irritabilità non è una malattia in sé, ma può rappresentare un sintomo importante che merita attenzione. Può essere legata a fattori apparentemente semplici, come la mancanza di sonno, la fame, il dolore fisico o alcune variazioni ormonali. Anche alcuni farmaci, come il cortisone, possono favorire nervosismo e alterazioni dell’umore.
In altri casi, però, l’irritabilità può essere il segnale di condizioni psicopatologiche più complesse. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) la considera infatti associata a numerosi disturbi psichiatrici. «Tra questi vi sono ansia e depressione», spiega Vita. «Nei disturbi caratterizzati da iperattività o ipereccitazione, come l’ADHD o il disturbo bipolare, la percezione che gli altri non riescano a stare al proprio passo può generare una forte insofferenza».
L’uso di sostanze stupefacenti può aumentare ulteriormente il rischio di reazioni impulsive, mentre negli anziani l’irritabilità può essere collegata alla difficoltà di convivere con malattie croniche, limitazioni fisiche o perdita di relazioni significative. Lo specialista ricorda inoltre che l’irritabilità rappresenta uno dei sintomi caratteristici del disturbo borderline di personalità e può assumere forme particolarmente intense nel disturbo esplosivo intermittente, in cui si verificano vere e proprie esplosioni di rabbia sproporzionate rispetto agli eventi che le scatenano.
Ma perché oggi sembra che tutti siano più irritabili?
Per Vita la risposta è multifattoriale. Esistono differenze individuali legate alla biologia e alla storia personale di ciascuno, ma vi sono anche fattori sociali e ambientali che coinvolgono l’intera popolazione. Tra questi, il crescente livello di stress che caratterizza la vita moderna.
«Ai giovani è richiesto di essere sempre più performanti», osserva il presidente SIP. «Il confronto continuo sui social network con modelli spesso irraggiungibili aumenta il senso di frustrazione e isolamento. La frustrazione è uno dei più potenti detonatori della rabbia».
Anche negli adulti il quadro non è diverso. L’incertezza economica, la precarietà lavorativa, le tensioni internazionali e le richieste sempre più pressanti del mondo professionale contribuiscono ad aumentare il carico emotivo quotidiano. A questo si aggiunge la velocità con cui siamo chiamati a reagire e prendere decisioni.
«Viviamo in una società che pretende risposte immediate», spiega Vita. «Questo riduce lo spazio necessario per riflettere, elaborare le emozioni e recuperare equilibrio».
Per affrontare il problema è fondamentale innanzitutto riconoscerlo. «Ammettere di avere una difficoltà e parlarne con le persone vicine rappresenta già una forma di contenimento della rabbia», sottolinea lo psichiatra.
Tra gli strumenti più efficaci figurano l’attività fisica regolare, che aiuta a scaricare la tensione accumulata, e l’apprendimento di strategie per allontanarsi temporaneamente dalle situazioni più stressanti prima che la tensione sfoci in comportamenti aggressivi.
Quando il problema diventa persistente o compromette significativamente la qualità della vita, possono essere utili interventi specialistici. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, aiuta a riconoscere e gestire le emozioni, trasformando rabbia e irritabilità in modalità più costruttive di espressione dei propri bisogni. Nei casi più severi possono essere utilizzati anche trattamenti farmacologici specifici per stabilizzare l’umore.
Il messaggio finale degli esperti è chiaro: sentirsi irritati occasionalmente è normale. Quando però l’irritabilità diventa una presenza costante e compromette relazioni, lavoro e benessere personale, è importante non sottovalutarla. Può essere il segnale che il nostro equilibrio psicologico sta chiedendo attenzione e cura.
