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Il Sole 24 ore – Redazione Salute | 19 giugno 2026
La salute mentale in Italia continua a confrontarsi con una crescita costante della domanda di assistenza e con una risposta che resta molto diversa da territorio a territorio. È quanto emerge dalla Conferenza nazionale delle Sezioni Regionali della Società Italiana di Psichiatria (SIP), che ha analizzato lo stato dei servizi nelle diverse Regioni italiane, evidenziando punti di forza ma anche criticità ancora irrisolte.
Secondo la SIP, negli ultimi cinque anni la pressione sui servizi di salute mentale è aumentata in maniera significativa, con un incremento degli accessi ai centri specialistici, ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici. In particolare, nel periodo successivo alla pandemia si è registrata una crescita tra il 30% e oltre il 50% delle richieste di aiuto legate a disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.
I dati nazionali confermano questa tendenza: nel 2024 sono stati circa 845.500 gli utenti assistiti dai servizi specialistici di salute mentale, con oltre 272.000 persone entrate per la prima volta in contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale. Nello stesso anno sono state erogate più di 10 milioni di prestazioni, mentre gli accessi ai pronto soccorso per motivi psichiatrici hanno superato quota 636.000.
L’analisi delle diverse realtà regionali mostra però un Paese a più velocità. Alcune Regioni, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, presentano una forte capacità di presa in carico e una rete territoriale consolidata. In altre aree emergono invece problemi legati alla carenza di personale, alla frammentazione dei percorsi assistenziali e alla difficoltà di garantire continuità nelle cure.
Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Bari, sottolinea come il problema non possa essere letto semplicemente come una differenza tra Nord e Sud.
«La salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita, ma la risposta dei servizi resta disomogenea. Non tanto e non solo per una differenza geografica, quanto per la presenza e l’organizzazione dei servizi sul territorio. Le aree metropolitane concentrano competenze e strutture, mentre i contesti più periferici faticano a garantire continuità e tempestività nella presa in carico».
Per affrontare queste criticità, la SIP propone l’istituzione di una Conferenza permanente tra le Regioni dedicata al monitoraggio dei servizi e alla programmazione degli interventi, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e favorire modelli organizzativi più omogenei.
Uno dei temi più discussi durante la Conferenza è stato quello della salute mentale degli adolescenti e dei giovani adulti. Antonio Vita, presidente eletto della SIP e direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Università di Brescia – Spedali Civili, evidenzia come la fascia tra i 18 e i 30 anni rappresenti oggi una delle aree più critiche.
«Abbiamo dedicato particolare attenzione alla salute mentale negli adolescenti e nei giovani, che spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche, anche alla luce dell’aumento dei comportamenti patologici. È necessario rafforzare la prevenzione e l’intercettazione precoce dei disturbi, soprattutto nella fase di transizione verso l’età adulta».
Accanto al tema dei giovani, la Conferenza ha affrontato anche il nodo delle REMS, le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza destinate alle persone autrici di reato con disturbi psichiatrici. Attualmente si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, con tempi che in alcune aree del Paese possono superare un anno.
Secondo Di Sciascio, il sistema presenta criticità rilevanti: carenza di posti disponibili, inappropriatezza di alcuni inserimenti, difficoltà nei trasferimenti tra strutture e mancanza di una filiera realmente integrata tra alta sicurezza, REMS e territorio. Per questo motivo la SIP ritiene necessario rafforzare la collaborazione tra sistema sanitario e magistratura e definire modelli organizzativi più chiari ed efficaci.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’accesso alle cure innovative. Come sottolinea Antonio Vita, la disponibilità di nuovi trattamenti farmacologici e non farmacologici non è uniforme sul territorio nazionale e rischia di creare ulteriori disparità.
«Le differenze tra Regioni si riflettono anche nell’accesso alle terapie più innovative. Questo si traduce in percorsi di cura disomogenei, nei quali la qualità dell’assistenza rischia di dipendere più dal luogo di residenza che dal bisogno clinico della persona».
Per la Società Italiana di Psichiatria la sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di garantire maggiore equità, uniformità e continuità nell’accesso alle cure, rafforzando i servizi territoriali e investendo nella prevenzione, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione. Una sfida che riguarda non soltanto la psichiatria, ma l’intero sistema sanitario e sociale del Paese.
