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25/05/2026Antidepressivi in gravidanza: è più sicuro prenderli che non prenderli

La più ampia metanalisi finora realizzata non trova rischi per il bambino derivanti dall’assunzione di questi farmaci da parte della madre
Articolo di Maria Cristina Valsecchi per Univadis del 22 maggio 2026
Riassunto articolo
L’articolo pubblicato su Univadis affronta uno dei temi più delicati della salute mentale perinatale: la sicurezza dell’uso degli antidepressivi durante la gravidanza.
A chiarire il quadro è una nuova revisione sistematica con metanalisi pubblicata su The Lancet Psychiatry e condotta dall’Università di Hong Kong, considerata la più ampia mai realizzata sull’argomento. Lo studio ha analizzato i dati relativi a oltre 600mila gravidanze di donne che avevano assunto antidepressivi, confrontandoli con più di 25 milioni di gravidanze senza esposizione a questi farmaci.
I risultati mostrano che l’assunzione di antidepressivi in gravidanza non aumenta il rischio per il bambino di sviluppare ADHD, disturbi dello spettro autistico o altre disabilità del neurosviluppo, come deficit motori, cognitivi o del linguaggio, una volta corretti i dati per i principali fattori confondenti.
In una prima analisi sembrava emergere un aumento del rischio di ADHD e autismo nei figli di donne trattate con antidepressivi. Tuttavia, questo aumento si riduceva fortemente o scompariva del tutto quando venivano considerati elementi come la presenza di disturbi psichiatrici nei genitori, il contesto familiare e altri fattori clinici.
Lo studio sottolinea infatti che la malattia mentale dei genitori rappresenta di per sé un fattore di rischio per il neurosviluppo del bambino, sia per componenti genetiche sia per l’impatto dello stress ambientale e familiare. A confermarlo è il dato secondo cui il rischio aumentava anche nei casi in cui ad assumere antidepressivi fosse il padre, situazione in cui il feto non è esposto direttamente ai farmaci.
Secondo Marco A. Riva, ordinario di Farmacologia all’Università Statale di Milano e coordinatore del Gruppo di Lavoro di Neuropsicofarmacologia della Società Italiana di Farmacologia, persistono ancora molti timori legati all’uso degli psicofarmaci in gravidanza, spesso alimentati da pregiudizi o da interpretazioni incomplete di studi precedenti.
Un punto centrale dell’articolo riguarda il ruolo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), oggi considerati farmaci sicuri ed efficaci durante la gravidanza.
Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Bari, sottolinea che il messaggio deve essere “forte e chiaro” sia per le pazienti sia per gli operatori sanitari.
“Gli antidepressivi, e in particolare gli SSRI, sono sicuri ed efficaci in gravidanza”, spiega Di Sciascio. “Se una donna era già in trattamento prima del concepimento non deve interrompere la terapia. E se il disturbo depressivo compare durante la gravidanza, nelle forme moderate o gravi, la terapia farmacologica rappresenta una protezione sia per la madre sia per il nascituro”.
Secondo il presidente SIP, il rischio maggiore deriva infatti dalla depressione non trattata. Una sofferenza psichica importante durante la gravidanza può compromettere il benessere della madre, aumentare il rischio di isolamento, difficoltà relazionali e peggioramento clinico, con conseguenze anche sul bambino e sulla relazione madre-figlio.
L’articolo conclude quindi con un messaggio di rassicurazione ma anche di responsabilità clinica: la depressione in gravidanza va riconosciuta e curata, evitando interruzioni autonome della terapia dovute alla paura o allo stigma verso gli psicofarmaci.
