Progetto SIRP | Survey nazionale sui trattamenti psicosociali e sui modelli organizzativi e operativi dei Dipartimenti di Salute Mentale/Dipendenze Patologiche
23/07/2026Salute mentale e disparità territoriale

Articolo di Monica Rossi – Quotidiano Nazionale
L’articolo affronta il tema delle disparità territoriali nell’assistenza alla salute mentale in Italia, mettendo in evidenza come l’aumento del disagio psicologico, in particolare tra adolescenti e giovani adulti, stia esercitando una crescente pressione sui servizi psichiatrici e di neuropsichiatria infantile. Le riflessioni nascono dalla recente Conferenza delle Sezioni Regionali della Società Italiana di Psichiatria (SIP), durante la quale sono emerse le principali criticità organizzative del sistema e le profonde differenze nell’accesso alle cure tra i diversi territori del Paese.
Cresce il disagio mentale, soprattutto tra i giovani
Secondo quanto emerso dalla Conferenza, negli anni successivi alla pandemia si è registrato un significativo aumento degli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici. L’incremento riguarda soprattutto disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi, confermando come il disagio psicologico nelle fasce più giovani della popolazione rappresenti oggi una delle principali sfide per il Servizio sanitario.
L’articolo evidenzia come, oltre all’aumento della domanda di assistenza, stiano crescendo anche la complessità della gestione delle emergenze psichiatriche e le problematiche legate alla sicurezza degli operatori sanitari.
Il problema non è solo Nord-Sud, ma l’organizzazione dei servizi
Guido Di Sciascio, Presidente della Società Italiana di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Bari, sottolinea che nel corso della vita circa il 15-20% della popolazione italiana sperimenta un problema di salute mentale.
Il vero limite del sistema, però, non risiede esclusivamente nelle tradizionali differenze tra Nord e Sud del Paese. Secondo Di Sciascio, le maggiori disuguaglianze dipendono dall’organizzazione concreta dei servizi territoriali.
Le grandi aree metropolitane concentrano infatti strutture specialistiche, competenze professionali e maggiori possibilità di presa in carico, mentre molti territori periferici faticano a garantire continuità assistenziale, tempestività degli interventi e percorsi di cura adeguati.
Per questo motivo la SIP propone di rafforzare il coordinamento tra le Regioni e di istituire una Conferenza permanente di monitoraggio dei servizi di salute mentale, con l’obiettivo di ridurre le differenze organizzative e migliorare l’equità dell’assistenza.
La transizione dall’adolescenza all’età adulta rappresenta uno dei punti più critici
Antonio Vita, Presidente eletto della Società Italiana di Psichiatria, richiama l’attenzione su una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile: gli adolescenti e i giovani adulti, soprattutto tra i 18 e i 30 anni.
Molti ragazzi, infatti, sfuggono ai percorsi di cura proprio nel momento del passaggio dai servizi di neuropsichiatria infantile ai servizi per gli adulti. Questa fase di transizione rappresenta uno dei principali punti di fragilità dell’intero sistema assistenziale.
Per questo motivo, secondo Vita, diventa fondamentale rafforzare gli interventi di prevenzione, migliorare l’intercettazione precoce dei disturbi mentali e costruire percorsi assistenziali più continui durante il passaggio all’età adulta.
Rimane aperta la questione delle REMS
Tra i temi affrontati dalla Conferenza vi è anche la situazione delle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), destinate alle persone con disturbi psichiatrici autrici di reato.
L’articolo riporta dati che descrivono una situazione particolarmente critica:
- circa 632 persone sono attualmente ospitate nelle strutture;
- circa 750 persone risultano invece in lista d’attesa;
- in alcune Regioni i tempi di attesa superano addirittura i dodici mesi.
Secondo quanto emerge dall’articolo, molte delle difficoltà delle REMS dipendono da problematiche organizzative e strutturali che vanno oltre il solo ambito sanitario.
A quasi cinquant’anni dalla Legge Basaglia il sistema resta incompleto
L’articolo propone anche una riflessione sul percorso avviato con la Legge 180 del 1978, che ha sancito la chiusura dei manicomi e introdotto un modello di assistenza territoriale orientato all’inclusione sociale.
Nonostante quel cambiamento storico, il sistema italiano appare ancora oggi incompleto. Il dibattito continua infatti a concentrarsi prevalentemente sulle strutture residenziali e sulla disponibilità di posti, mentre il potenziamento dei servizi territoriali procede con lentezza, in modo frammentario e con risorse spesso insufficienti.
I bisogni di salute mentale continuano ad aumentare
L’articolo richiama anche gli ultimi dati epidemiologici nazionali.
Nel 2024:
- sono stati assistiti dai servizi specialistici circa 845.500 utenti psichiatrici;
- 272.497 persone sono entrate per la prima volta in contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale;
- sono state erogate oltre 10 milioni di prestazioni, con una media di circa 13,6 interventi per utente.
Questi numeri confermano un progressivo aumento dei bisogni di salute mentale e della richiesta di assistenza specialistica.
Anche l’accesso alle terapie innovative è disomogeneo
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la disponibilità delle nuove terapie, sia farmacologiche sia non farmacologiche.
Antonio Vita evidenzia come l’accesso ai trattamenti innovativi vari ancora sensibilmente da Regione a Regione.
Questa situazione determina percorsi terapeutici differenti, nei quali la qualità dell’assistenza rischia di dipendere più dal luogo di residenza del paziente che dalle sue reali necessità cliniche.
Secondo Vita, garantire un accesso uniforme alle innovazioni terapeutiche rappresenta un obiettivo indispensabile per ridurre le disuguaglianze e assicurare standard assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale.
Il messaggio principale
L’articolo conclude che il principale problema della salute mentale in Italia non riguarda soltanto l’aumento dei disturbi psichici, ma soprattutto la capacità del sistema sanitario di rispondere in modo uniforme ai bisogni della popolazione.
Per la Società Italiana di Psichiatria le priorità sono chiare: rafforzare la rete territoriale, ridurre le disparità regionali, migliorare la continuità assistenziale nella transizione dall’adolescenza all’età adulta, garantire un accesso equo alle terapie innovative e costruire un sistema nel quale la qualità delle cure non dipenda dal luogo in cui una persona vive, ma esclusivamente dal suo bisogno di salute.
