
Modena, presidente psichiatri: “Bisogni complessi e risorse insufficienti”
20/05/2026
El Koudri, l’aggressore di Modena, fa parte di quel 40% di pazienti che a un certo punto scompaiono dai radar dei centri di salute mentale.
21/05/2026Salute mentale e continuità delle cure | il nodo delle interruzioni terapeutiche (Reportage Agorà)
“Quando una persona interrompe le cure, noi possiamo sollecitarla a curarsi o obbligarla solo in determinate condizioni previste dalla legge”. Con queste parole Giuseppe Nicolò, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 5, richiama l’attenzione su uno dei temi più complessi della salute mentale territoriale: il disengagement, cioè l’interruzione del percorso di cura da parte del paziente. Secondo Nicolò, se una persona decide di non curarsi, “è molto complicato immaginare che i servizi di salute mentale possano in qualche modo obbligarla”. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il caso di Modena, ma la riflessione della SIP riguarda soprattutto il funzionamento dei servizi e la necessità di rafforzare il lavoro di prossimità. “La visita domiciliare fa parte del nostro strumentario”, spiega Nicolò. “Quando sappiamo che una persona sta male e non si reca ai servizi, sono i servizi che devono recarsi prontamente al domicilio per comprendere cosa stia succedendo”. Oggi però le prestazioni domiciliari rappresentano circa l’8% del totale e, sottolinea il vicepresidente SIP, il problema riguarda anche le dotazioni organiche e le risorse disponibili. Nicolò invita inoltre a evitare generalizzazioni: eventi violenti di questo tipo, all’interno di una popolazione molto ampia seguita dai servizi di salute mentale, restano estremamente rari. “Dobbiamo sempre di più attrezzarci per segnalare e aiutare le persone in difficoltà a rivolgersi ai servizi e agli specialisti che possono offrire un giusto supporto”.
