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06/07/2026Cervello affaticato da smartphone e social: la scienza invita a “rigenerare” l’attenzione

Lo smartphone sempre in mano, le notifiche continue, lo scrolling infinito sui social e la necessità di essere costantemente connessi stanno modificando il nostro modo di pensare e di concentrarci. Più che una semplice distrazione, gli esperti parlano ormai di una vera e propria “epidemia di disattenzione”, caratterizzata da attenzione frammentata, affaticamento cognitivo e crescente difficoltà a mantenere la concentrazione.
In un approfondimento dedicato alla salute del cervello, vengono analizzati gli effetti dell’iperstimolazione digitale e le strategie che la ricerca suggerisce per recuperare le capacità cognitive.
Secondo Giancarlo Cerveri, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria, il cervello possiede una naturale capacità di adattamento, ma questa non è infinita.
«Il cervello, come ogni altro organo, possiede una riserva funzionale che può essere utilizzata per affrontare situazioni di stress o particolari sollecitazioni. Se però viene esposto continuamente allo stesso tipo di richiesta, finisce per modificare il proprio modo di funzionare. La sua grande plasticità lo porta ad agire in un regime di attenzione costantemente frammentata, ma questo adattamento ha un costo: nel tempo compare affaticamento cognitivo».
Per questo motivo diventa fondamentale concedere al cervello momenti di recupero, limitando almeno in parte la continua esposizione a smartphone, social network e dispositivi digitali.
L’articolo richiama anche le più recenti conoscenze neuroscientifiche sul cosiddetto Default Mode Network, il sistema cerebrale che entra in funzione quando la mente non è impegnata in un compito specifico e può vagare liberamente. Questo stato di “riposo attivo” è essenziale per il benessere cognitivo ed emotivo.
Tra le strategie considerate più efficaci emerge la cosiddetta Attention Restoration Theory, secondo cui il contatto con la natura favorisce il recupero dei circuiti dell’attenzione attraverso una forma di coinvolgimento spontaneo definita soft fascination. Passeggiare in un parco, osservare un paesaggio naturale o dedicarsi ad attività culturali permette al cervello di interrompere il continuo sovraccarico attentivo e recuperare energie.
Anche l’arte può diventare uno strumento di salute. Visitare musei, assistere a spettacoli, ascoltare musica o frequentare luoghi culturalmente stimolanti contribuisce al benessere psicologico e alla socializzazione. Non a caso il Ministero della Salute e il Ministero della Cultura hanno recentemente avviato un protocollo dedicato alla cosiddetta “prescrizione dell’arte”, destinata soprattutto alle persone con depressione e patologie neurodegenerative.
Il messaggio finale è chiaro: nell’epoca della connessione permanente il cervello ha bisogno di pause autentiche. Ridurre l’iperstimolazione digitale, recuperare il contatto con la natura, l’arte e le relazioni reali rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per preservare attenzione, memoria, equilibrio emotivo e salute mentale.
