
Caldo estremo, gli esperti: “Perché è una nuova priorità di sanità pubblica”
01/08/2026Mel the Sketcher che convive con due disturbi psichiatrici

«Sono stata due mesi in una clinica. Mi facevano tre iniezioni di sedativi al giorno. Appena uscita, ho avuto un attacco di panico fortissimo perché nessuno mi aveva preparato al rientro in società»
Dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna, siamo stati nel mondo di chi convive con disturbi psichiatrici. Abbiamo incontrato famiglie sole e personale sanitario allo stremo. Un malessere in ascesa che necessita di strutture specializzate e cura. Perché nessuno sia più «invisibile»
Articolo di Nina Verdelli per Vanity Fair
Riassunto articolo:
Un sistema che arriva troppo tardi
L’articolo prende spunto dalla morte di Abderrahim Fakir a Bologna e riflette su come, troppo spesso, il dibattito pubblico si concentri sulle conseguenze di una crisi psichiatrica anziché sulle cause che l’hanno preceduta. L’invito è a spostare l’attenzione dall’ordine pubblico alla presa in carico sanitaria, chiedendosi quali interventi siano mancati prima che la situazione degenerasse.
Dopo la chiusura dei manicomi con la Legge Basaglia del 1978, l’assistenza psichiatrica italiana si basa su una rete territoriale composta principalmente dai Centri di Salute Mentale (CSM), affiancati dai reparti ospedalieri, dalle comunità terapeutiche e dalle strutture riabilitative. Tuttavia, secondo le testimonianze raccolte nell’articolo, molti pazienti finiscono per interrompere il percorso di cura, anche a causa della scarsità di personale e di risorse disponibili.
Guido Di Sciascio: l’Italia investe troppo poco nella salute mentale
Uno dei punti centrali dell’articolo riguarda il sottofinanziamento della salute mentale nel nostro Paese.
Guido Di Sciascio sottolinea che l’Italia è tra gli Stati occidentali che investono meno in questo settore. Secondo il Presidente della SIP, sarebbe necessario destinare almeno il 5% del Fondo Sanitario Nazionale alla salute mentale, mentre oggi la quota non raggiunge il 3%, molto al di sotto di quella di altri Paesi europei come la Francia e dei Paesi nordici.
Nel frattempo, osserva Di Sciascio, il bisogno di assistenza continua a crescere e i disturbi psichiatrici compaiono sempre più precocemente. Le stime del Consiglio Superiore di Sanità parlano di circa 10 milioni di italiani che convivono con un disturbo psichiatrico, di cui 2 milioni sono minorenni, un numero raddoppiato rispetto a dieci anni fa.
Carenza di personale e forti disparità territoriali
Per Di Sciascio, il problema non riguarda soltanto le risorse economiche, ma anche la distribuzione dei servizi.
Le grandi città dispongono generalmente di strutture più organizzate e di un maggior numero di professionisti, mentre nelle aree periferiche o nei piccoli centri le possibilità di ricevere cure tempestive risultano molto più limitate.
Per questo motivo il Presidente della SIP chiede di investire in:
- incremento del personale specializzato;
- potenziamento dei servizi territoriali;
- assistenza più capillare e continuativa;
- maggiore equità nell’accesso alle cure indipendentemente dal luogo di residenza.
Il punto di vista dei professionisti e dei pazienti
L’articolo raccoglie anche le testimonianze della psicoterapeuta Selvaggia Wild, che evidenzia come, nella pratica quotidiana, spesso i servizi non abbiano le risorse necessarie per seguire attivamente i pazienti che interrompono i percorsi terapeutici.
Ampio spazio viene dedicato anche al racconto di Melissa Ianniello (Mel the Sketcher), fotografa e illustratrice che convive con un disturbo bipolare e un disturbo borderline. Attraverso la sua esperienza personale descrive i ricoveri psichiatrici, le difficoltà legate all’accettazione della diagnosi, gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche e alcune criticità riscontrate durante la permanenza nelle strutture di cura.
Pur riconoscendo la professionalità di molti operatori sanitari, Mel racconta di aver vissuto un sistema spesso orientato prevalentemente al contenimento della crisi, con limitati percorsi di preparazione al reinserimento nella vita quotidiana. L’articolo presenta queste esperienze come testimonianze individuali, affiancandole alle riflessioni più generali sul funzionamento dei servizi.
Il dibattito sulle politiche sanitarie
L’articolo affronta anche il tema delle proposte legislative relative al trattamento sanitario obbligatorio.
Commentando il disegno di legge che propone l’estensione della durata del TSO, Guido Di Sciascio osserva che la normativa attuale già consente di prorogare il trattamento quando esiste una reale necessità clinica. A suo giudizio, la priorità dovrebbe essere un’altra: investire nella prevenzione, soprattutto tra i giovani e nelle famiglie più fragili, così da intervenire prima che il disagio evolva in situazioni di emergenza.
Il ruolo del Terzo Settore
L’articolo dedica infine spazio all’esperienza di Progetto Itaca, associazione che sostiene persone con disturbi psichiatrici e familiari attraverso attività di informazione, ascolto e formazione.
Le testimonianze mostrano come il supporto alle famiglie, la conoscenza della malattia e la riduzione dello stigma possano migliorare significativamente la qualità delle relazioni e favorire percorsi di cura più efficaci.
Il messaggio principale
L’articolo conclude che la salute mentale non può essere affrontata soltanto quando si verificano episodi drammatici. Per la Società Italiana di Psichiatria, il vero investimento deve riguardare la prevenzione, il rafforzamento della rete territoriale, l’aumento delle risorse economiche e del personale specializzato e una presa in carico continua delle persone con disturbi psichiatrici. Solo un sistema capace di intervenire precocemente, garantire prossimità delle cure e ridurre le disuguaglianze territoriali può evitare che il disagio rimanga invisibile fino a trasformarsi in una crisi.
