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15/04/2026Chiedilo a ChatGPT: in agguato per i giovanissimi c’è la dipendenza emotiva

Riassunto articolo di Margherita Lopes per LaPresse
L’articolo affronta il crescente ricorso degli adolescenti ai chatbot, come ChatGPT, per gestire emozioni, relazioni e difficoltà personali. Secondo il presidente della Società Italiana di Psichiatria, Guido Di Sciascio, il problema non è l’uso dell’intelligenza artificiale in sé, ma ciò che rappresenta: un bisogno di ascolto, supporto e rassicurazione che spesso non trova risposta nelle relazioni reali.
Il rischio principale è lo sviluppo di una dipendenza emotiva dal digitale. I chatbot possono apparire empatici e sempre disponibili, ma non hanno responsabilità cliniche né la capacità di intervenire concretamente in situazioni di rischio. Questo può portare i giovani a confondere la disponibilità immediata con una vera relazione di cura.
Alla base c’è spesso una fragilità della rete relazionale: gli adulti non sono assenti, ma percepiti come meno accessibili o giudicanti. In questo contesto, i ragazzi più vulnerabili possono isolarsi ulteriormente, riducendo il ricorso a figure di riferimento reali.
I dati internazionali confermano un aumento dell’uso problematico dei social e dei rischi per la salute mentale, con effetti su ansia, depressione, sonno e sviluppo delle competenze sociali.
Limitare l’accesso ai social per i più giovani può essere utile, ma non è sufficiente. Serve un approccio più ampio: educazione digitale ed emotiva, maggiore presenza degli adulti, regole chiare e ambienti online più protettivi.
Il punto centrale, conclude Di Sciascio, non è solo quanto tempo i ragazzi passano online, ma il fatto che troppo spesso crescono nel digitale senza guida, senza protezione e senza relazioni solide di riferimento.
