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Non tutto il deficit cognitivo nella schizofrenia è immutabile. Una parte importante può essere affrontata e migliorata.
“Almeno un terzo dei deficit cognitivi è riconducibile a fattori secondari ed è quindi in parte modificabile”, spiega Antonio Vita, presidente della Società Italiana di Psichiatria. “È un aspetto cruciale perché apre a margini concreti di intervento”.
Lo studio dell’Università di Brescia introduce una distinzione fondamentale tra:
• deficit primario, legato alla componente neuroevolutiva della malattia
• deficit secondario, influenzato da fattori come farmaci, disturbi del sonno, sedentarietà, uso di sostanze e isolamento sociale
“Distinguere queste due componenti è fondamentale nella pratica clinica – sottolinea Vita – perché consente non solo di intervenire sui sintomi, ma di migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti”.
La gestione della schizofrenia si apre così a un approccio più ampio e integrato: non solo controllo dei sintomi psicotici, ma attenzione alla persona nella sua complessità, tra salute fisica, stile di vita e inclusione sociale.
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