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Dal 30% al 60% dei pazienti presenta resistenza ai trattamenti: la possibile risposta è nell’integrazione tra farmacoterapia, psicoterapia, strumenti tecnologici e strategie di personalizzazione basate su biomarcatori e profili clinici specifici
di Guido Di Sciascio, Antonio Vita per il Sole 24 Ore
La resistenza ai trattamenti rappresenta una delle questioni più rilevanti emerse durante i lavori del nostro 50° Congresso della Società italiana di Psichiatria, che si concluso da pochi giorni a Bari. Per milioni di persone con depressione maggiore, schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo, trovare il trattamento giusto resta complesso ed estenuante. Nonostante i progressi della medicina, una percentuale significativa di pazienti – dal 30% al 60% a seconda del disturbo – non ottiene una risposta adeguata dopo cicli terapeutici corretti. Un vero e proprio “muro” che amplifica il carico sanitario e la frustrazione personale, ma che non deve essere considerato impenetrabile o come un fallimento terapeutico.
L’identikit della “resistenza”
La resistenza si verifica quando un paziente non ottiene un miglioramento clinico soddisfacente dopo almeno due diversi cicli di trattamento standard, condotti con dosi e durate adeguate. Questa definizione rischia però di semplificare eccessivamente un fenomeno che dipende da fattori biologici, psicologici, sociali e relazionali. Affrontarla richiede un cambio di paradigma: non limitarsi ad aggiungere un altro farmaco, ma adottare una visione più ampia, su misura, che permetta di trasformare il muro della resistenza in una porta verso la guarigione.
La depressione
Nel campo della depressione, fino al 30% dei pazienti presenta forme resistenti. In molti casi, la mancata risposta è correlata a trattamenti inadeguati o a scarsa aderenza più che a un’inefficacia intrinseca del farmaco. In questi contesti, i trattamenti devono essere rivalutati e, se necessario, integrati con strategie di augmentation, psicoterapia strutturata o tecniche non farmacologiche come la stimolazione magnetica transcranica (Tms). Dal 2019 è inoltre disponibile anche in Italia l’esketamina, indicata in associazione a un antidepressivo orale negli adulti con disturbo depressivo maggiore non responsivo ad almeno due antidepressivi usati correttamente.
La schizofrenia
Nella schizofrenia, la resistenza riguarda circa un terzo dei pazienti. La clozapina continua a essere il gold standard nei casi resistenti, pur essendo ancora sottoutilizzata per i timori legati agli effetti collaterali. Le recenti modifiche ai programmi di monitoraggio ematico, sia negli Stati Uniti sia in Italia, hanno però semplificato la gestione e migliorato l’accesso al trattamento, pur mantenendo i necessari controlli clinici. Accanto ai farmaci, restano centrali interventi psicosociali basati sull’evidenza, come la psicoeducazione familiare, il social skills training, la riabilitazione cognitiva e gli approcci psicoterapici mirati ai sintomi persistenti.
Il disturbo ossessivo-compulsivo
Questa patologia presenta i tassi più elevati di resistenza: il 40-60% dei pazienti non risponde agli Sssri, che sono il trattamento di prima linea. Nei casi resistenti, le combinazioni di strategie di augmentation e le tecniche di neuromodulazione non invasiva – inclusa la Tms e la stimolazione vagale – rappresentano direzioni particolarmente promettenti della ricerca.
La psichiatria di precisione
Negli ultimi anni la psichiatria si è avvicinata sempre più alla cosiddetta psichiatria di precisione, che integra farmacoterapia, psicoterapia, strumenti tecnologici e strategie di personalizzazione basate su biomarcatori e profili clinici specifici. L’obiettivo è superare la vecchia distinzione tra pazienti “responsivi” e “resistenti”, restituendo alla cura la complessità che le è propria e adattando l’intervento all’individuo. La vera sfida diventa dunque garantire che nessun paziente resti senza una risposta possibile, anche quando questa richiede più tempo, più monitoraggio e una collaborazione clinica più intensa. La resistenza non è un punto d’arrivo ma un passaggio, che può aprire nuove possibilità terapeutiche se affrontato con approcci integrati, competenze avanzate e una visione personalizzata della salute mentale.
Link articolo: Dalla depressione alla schizofrenia: le risposte della «psichiatria di precisione» – Il Sole 24 ORE

