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Articolo LaPresse di Lorenzo Sorrentino
A pochi giorni di distanza si sono verificati due tentativi di rapimento di bambini, uno a Roma e uno a Bergamo, episodi che hanno suscitato forte preoccupazione. Nel primo caso una donna si è finta babysitter per farsi consegnare una bambina a scuola; nel secondo un uomo ha afferrato una bimba di un anno e mezzo all’ingresso di un supermercato, causandole una frattura prima di essere fermato.
Secondo Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria, è fondamentale evitare collegamenti automatici tra atti violenti e disturbi psichiatrici. Generalizzazioni di questo tipo alimentano stigma e semplificazioni pericolose: ogni episodio deve essere valutato singolarmente, considerando fattori psicologici, sociali e contestuali.
Eventi così traumatici possono lasciare segni nei bambini. Per aiutarli è importante offrire spiegazioni semplici e adeguate all’età, rassicurazione e ascolto, senza minimizzare né amplificare le paure. La stabilità emotiva dell’adulto rappresenta il principale fattore protettivo. Se compaiono sintomi persistenti — come disturbi del sonno, regressioni o iperattivazione — è opportuno rivolgersi ai servizi di neuropsichiatria infantile o psicologia dell’età evolutiva.
Anche i genitori possono vivere forti ripercussioni emotive, tra senso di colpa e iperprotettività. Per questo è necessario garantire spazi di ascolto e sostegno alle famiglie, rafforzando la rete dei servizi territoriali. La salute mentale, soprattutto in età evolutiva, deve essere considerata una priorità di sanità pubblica.
