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Chi lavora in carcere la chiama «la tempesta perfetta». A generarla sono il sovraffollamento, le condizioni di assistenza non adeguate e un livello di stress notevole che si innesta su una popolazione già di per sé più fragile. Non è un fenomeno carsico, quello del disagio mentale in carcere: è un’evidenza manifesta e ampia. Le ultime stime della Regione, condensate in una relazione redatta nei mesi scorsi, indicano che negli istituti penitenziari lombardi «circa il 30% dei reclusi presenta un franco disagio psichico». Visto che oggi i detenuti sono quasi 9mila (8.951 alla fine di aprile, contro 6.148 posti regolamentari), significa che qui quasi 3mila convivono con una fragilità di questo tipo.
«Dal punto di vista mediatico, quando si parla di disagio psichico nelle carceri emerge in maniera dirompente il rischio suicidiario», premette Giancarlo Cerveri, consigliere nazionale della Società italiana di psichiatria e psichia
tra forense che conosce in profondità il sistema della sanità penitenziaria in Lombardia. Ma questa, aggiunge, «è solo la punta dell’iceberg di una patologia molto diffusa, di una tempesta perfetta che sfida l’organizzazione del carcere».
Articolo di Luca Bonzanni su L’Avvenire del 20 maggio 2025.


