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10/10/2025Disturbo bipolare: oltre il mito del “genio creativo”
Il disturbo bipolare è spesso raccontato come sinonimo di genialità ed estro creativo, ma in realtà si tratta di una patologia severa e invalidante. In Italia colpisce oltre 1,2 milioni di persone, pari all’1-2% della popolazione, con un esordio più frequente tra i 15 e i 30 anni e una leggera prevalenza tra le donne. I casi reali potrebbero essere molti di più, poiché i sintomi vengono spesso confusi con altre malattie psichiatriche, come la depressione maggiore o la schizofrenia. Il problema principale resta la diagnosi: secondo la Società Italiana di Psichiatria il 70% dei pazienti riceve inizialmente una diagnosi errata e, in media, trascorrono otto anni dall’esordio dei sintomi al riconoscimento corretto. Un ritardo che incide pesantemente sulla qualità della vita e aumenta il rischio di complicanze, incluso il suicidio.
Come spiega la presidente SIP Liliana Dell’Osso, il disturbo bipolare comporta alterazioni significative non solo dell’umore, ma anche della sfera cognitiva e relazionale, con un impatto devastante sulla vita quotidiana del paziente e delle persone accanto a lui. Episodi maniacali e fasi depressive si alternano, rendendo difficile la gestione delle emozioni, delle relazioni sociali e del lavoro. Spesso le fasi ipomaniacali non vengono riferite al medico perché vissute come momenti di benessere, un atteggiamento che contribuisce a ritardare ulteriormente la diagnosi. Per questo, sottolinea Dell’Osso, è fondamentale ricordare che il cervello è un organo come tutti gli altri e merita la stessa attenzione.
Il vicepresidente SIP Antonio Vita ribadisce che la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo sono strumenti essenziali per ridurre il peso della malattia. Oggi le terapie si basano soprattutto su farmaci stabilizzatori dell’umore, capaci di ridurre gli episodi e migliorare la qualità della vita, a patto che siano inseriti in un percorso di cura e presa in carico adeguato.
📌 Ne ha parlato la rivista Vero, con un focus curato insieme alla Società Italiana di Psichiatria (SIP).

