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La professoressa Liliana Dell’Osso ha guidato i lavori del Campus Psichiatria. Articolo uscito su La Nazione a cura di Manuela Plastina.
Da tre giorni, Firenze è la capitale del presente e del futuro della psichiatria. II Campus Psichiatria nato da Angelini Pharma in corso al Grand Hotel Baglioni fino a oggi, mette a confronto professionisti di alta esperienza con i giovani specializzandi. Un dialogo costruttivo che coinvolge generazioni di verse in una disciplina che cambia giorno dopo giorno, come spiega la professoressa Liliana Dell’Osso, presidente della Società italiana di Psichiatria e professoressa di psichiatria all’Università di Pisa. Quanto è importante offrire momenti di confronto e formazione non convenzionale ai futuri psichiatri? «Alla fine del loro percorso di formazione, i nostri specializzandi non saranno più gli stessi. Occasioni come il Campus sono momenti fondamentali di scambio, di crescita, di spinta alla creatività, che i giovani allievi ricorderanno per tutta la vita. È successo anche a me: gli insegnamenti dei miei maestri, mi accompagnano ancora, come vademecum preziosi per la professione e che, tassello dopo tassello, hanno formato la cornice epistemologica presupposto del mio lavoro di ricerca. È il senso del Campus: fornire un setting dove apprendimento, scambio e rielaborazione personale si fondono insieme, con sentendo di acquistare una prospettiva diversa e forse una marcia in più».
Quali saranno le principali sfide della psichiatria italiana? «Le scienze della mente sono un ambito oggi in forte crescita in tutto il mondo. Il cervello è l’organo più importante del corpo, ma rimane ancora il più misterioso. I disturbi psichici continuano ad essere classificati sul la base di un criterio clinico descrittivo: sindromi di cui l’ezio patogenesi è ancora tutta da chiarire, benché vi siano molte ipotesi allo studio. Per tutto ciò, la psichiatria è uno dei settori in cui la ricerca è più prolifica e si può talora toccare con mano il piacere pioneristico dell’intuizione originale, dell’ipotesi inedita. Dal punto di vista clinico, si sta riscoprendo l’impatto fonda mentale che la patologia menta le può esercitare sulla vita del soggetto, condizionando anche la salute dell’intero organismo. Lo studio della psichiatria, specie in un’ottica traslazionale, può permettere di rivoluzionare il nostro approccio all’intera medicina: non riesco a immaginare niente di più entusiasmante».
Come si è evoluta la relazione tra psichiatra e paziente? «La psichiatria è la più poliedrica delle discipline mediche: coniuga il sapere umanistico e quello scientifico, due imprescindibili facce della stessa medaglia. E l’umanesimo che ha permesso la scienza: il metodo scientifico è nato in seno alla filosofia e, in un certo modo, ancora vi permane. Discipline come l’antropologia, la criminologia e le lettere antiche col mito sono fondamentali non solo per la formazione dello psichiatra, ma in generale, per quella del medico. La psichiatria, studiando il cervello, lo strumento con cui percepiamo ed elaboriamo l’ambiente che ci circonda, non insegna solo l’approccio ai pazienti, ma permette anche una migliore comprensione di noi stessi, degli altri e della realtà».


