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Lo chiamano “Christmas blues” ed è un lato oscuro. Malinconia, solitudine e senso di inadeguatezza. “Se ci assale lo stress, si può imparare a superarlo”
Articolo di Valentina Arcovio per la Stampa
Il “Christmas blues” non è una patologia precisa, ma una costellazione di piccoli malesseri, una condizione in cui prevalgono elementi di tristezza, solitudine, pensieri negativi e grigiore. Secondo il professor Antonio Vita, presidente della Società Italiana di Psichiatria e ordinario all’Università di Brescia: “A Natale è facile nascere una visione nostalgica, un’attenzione al ritmo opposto del presente. Un richiamo del ‘dolore del ricordo’”.
La routine cambia, si alterano i ritmi del sonno, dell’alimentazione e delle relazioni. Le emozioni – soprattutto per chi ha fragilità pregresse – possono farsi più intense: i giovani, le donne, le persone sole o con vissuti di perdita recente sono tra le più colpite. La giornalista osserva come il mito dell’obbligo alla felicità festiva sia un ulteriore fattore di pressione: “Anziani e giovani: nessuno è immune dall’angoscia di essere felici a ogni costo”.
Il senso di inadeguatezza, accentuato dai social media, può generare emozioni come tristezza, insicurezza, ansia, senso di esclusione e isolamento, che spesso sfociano in sintomi fisici: insonnia, mal di testa, stanchezza cronica.
Le strategie consigliate:
- mantenere ritmi di vita il più regolari possibile;
- evitare gli eccessi;
- non sentirsi in dovere di accettare inviti da persone che ci creano disagio;
- cercare piccoli momenti autentici, anche in solitudine;
- riscoprire la propria “misura” del Natale.

