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20/06/2025Corriere della Sera – Giornata mondiale dei disturbi alimentari, i miti da sfatare
Il World Eating Disorders Day del 2 giugno (worldeatingdisordersday.org) è un’occasione utile per andare oltre slogan e semplificazioni, e riportare l’attenzione sulla complessità clinica e culturale dei disturbi dell’alimentazione.
Sensibilità cresciuta
Da alcuni anni, la sensibilità verso questo argomento è accresciuta, e si è assistito al moltiplicarsi di campagne mediatiche per informare e combattere alcuni stimoli socio-ambientali considerati influenti nelle giovani donne, tra le quali i disturbi si manifestano più frequentemente. Seppur fondati sulle migliori intenzioni, e in parte anche utili a livello psico-educativo, questo tipo di messaggi ha condotto a una confusione tra malattie e fenomeno culturale, salute e politica, natura e ambiente. Insomma, sono stati mescolati concetti non sovrapponibili. È il caso, ad esempio, della «body positivity» dove l’obiettivo della lotta agli stereotipi estetici di bellezza femminile, tipicamente associati a un fisico snello e privo di imperfezioni (e considerati tra i fattori ambientali più influenti sul peso e sulla dieta), si è fuso al concetto, di stampo sociopolitico, di inclusività, rischiando, paradossalmente, di incoraggiare comportamenti errati.
L’obesità non deve essere fonte di vergogna
Se, da una parte, l’educazione all’accettazione del sé, incluso il proprio peso corporeo, è fondamentale per la salute mentale, dall’altra, è altrettanto importante saper riconoscere quello che può essere oggettivamente nocivo per la salute fisica. In questo senso, se un peso corporeo eccessivo, diagnosticabile come obesità, non deve costituire fonte di vergogna o di esclusione sociale, è anche necessario correggerlo in modo da prevenire complicanze metaboliche e cardiovascolari, talora mortali.
Non soltanto: offrire alibi ideologici per il mantenimento di un peso considerabile troppo elevato o troppo basso, oltre a facilitare le complicanze somatiche, può incoraggiare il mantenimento di condotte alimentari patologiche (quali abbuffate o restrizioni) in chi ne è affetto, ostacolando l’accesso alle cure.
Non soltanto: offrire alibi ideologici per il mantenimento di un peso considerabile troppo elevato o troppo basso, oltre a facilitare le complicanze somatiche, può incoraggiare il mantenimento di condotte alimentari patologiche (quali abbuffate o restrizioni) in chi ne è affetto, ostacolando l’accesso alle cure.
Quanto contano i fattori socioculturali nei disturbi alimentari
Inoltre, da diversi decenni, il ruolo preminente attribuito ai fattori socioculturali nei disturbi alimentari ha in parte impedito la diffusione di informazioni sull’altro fattore in gioco, ovvero quello dell’assetto neurobiologico individuale. Un aspetto predisponente, dominato da tratti e sintomi di spettro autistico – come la ruminazione mentale su interessi ristretti – spesso non riconosciuti nel sesso femminile a causa delle capacità di dissimulare le tipiche difficoltà relazionali attraverso strategie di mimetizzazione (camouflaging).
Miti da sfatare
Uno dei miti da sfatare nell’ambito dei disturbi alimentari, infatti, è che si tratti di malattie della contemporaneità. Spesso viene attribuito ai fattori socioculturali un ruolo preponderante nella patogenesi a scapito degli aspetti genetici e della vulnerabilità individuale. In parole più semplici, non tutti, dopo uno stesso evento traumatico, svilupperanno sintomi di disturbo post-traumatico da stress, ma solo coloro con un determinato assetto neurobiologico. Alla luce di ciò, l’importanza dei fattori individuali di vulnerabilità è a maggior ragione rilevante nei disturbi dell’alimentazione, dove il requisito specifico dell’evento ambientale non è richiesto ai fini diagnostici.
Infine, comportamenti alimentari restrittivi patologici, associati a sintomi cognitivi e a un decorso clinico sovrapponibile all’anoressia nervosa, sono riscontrabili in diverse epoche e culture. Questo naturalmente dimostra che non si può ricondurre in modo semplicistico ai modelli estetici di magrezza imposti dalla società contemporanea lo sviluppo di un disturbo alimentare.
🗣️ Liliana Dell’Osso, Presidente SIP
Link articolo: Giornata mondiale dei disturbi alimentari, i miti da sfatare | Corriere.it
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